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Avere un buon “maestro” è fondamentale per la nostra crescita personale. Ma esistono ancora i veri “maestri”? E soprattutto siamo in grado ancora di essere “allievi” o ci limitiamo ad essere “studenti”? Nani o giganti, tutti abbiamo bisogno di crescere, ma non possiamo farlo da soli… E la storia ce lo insegna.

A tutti i miei maestri e ad Andrea

“Noi siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose e più lontano di quanto vedessero questi ultimi; non perché la nostra vista sia più acuta, o la nostra altezza ci avvantaggi, ma perché siamo sostenuti e innalzati dalla statura dei giganti ai quali ci appoggiamo” (Bernardo di Chartres).

Così si sentiva Bernardo di Chartres, così definiva i suoi contemporanei, se stesso e i suoi allievi quando parlava dei “classici” e di quei “maestri” che lo avevano preceduto e ancora davano lumi e saggezza nonostante fossero scomparsi da lungo tempo.

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Un’eredità pesante la sua, come quella di molti, che si rifanno ai veri e grandi maestri della storia: filosofi e pensatori, santi e poeti, narratori e viaggiatori, tutti uomini degni del nome di “maestro” per aver aperto vie nuove con i loro pensieri e le loro azioni.

Spesso la figura del “maestro” che ognuno di noi ricerca è confusa, a volte idolatrata, altre solo vista come un’ombra di passaggio alla quale rapire qualche lemma da aggiungere al proprio bagaglio culturale. Ma chi è il “maestro” e chi “l’allievo”?

Nelle arti marziali la figura del “maestro” è fondamentale: la sua missione è tramandare tecniche e filosofie di vita molto antiche. Non si tratta solo di mere tecniche di difesa o di attacco, ma di vere e proprie azioni da compiere, anche in combattimento, nel pieno rispetto dell’avversario. Alla loro base sta un’indagine profonda che val la pena di conoscere.

Il vero “maestro” incarna in tutto e per tutto gli insegnamenti che a sua volta aveva ricevuto da un altro “maestro”, via via risalendo fino al capostipite della scuola che, nella notte dei tempi, aveva lasciato il suo maestro portando con sé la sua benedizione e tutti i suoi insegnamenti.

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La tradizione va rispettata nelle forme e nei contenuti: ciò che deve emergere è la coerenza tra il pensiero e l’azione che porta a una serenità d’animo tale da poter affrontare con calma e precisione ogni compito ed azione.

L’”allievo”, dal momento in cui entra a fare parte di un dojo (luogo sacro di allenamento) deve fidarsi del proprio “maestro”; l’antica tradizione vuole addirittura che l’allievo gli affidi l’esistenza stessa. Da quel momento ogni gesto rientra in una ricerca profonda del sé: la prima lotta che il “maestro” insegna a gestire è quella con se stessi, con il proprio ego, con la voglia di emergere o di imparare troppo in fretta, o di essere pigro e limitare la fatica, di competere bruciando la capacità di riflessione e autocontrollo.

Il “maestro” quindi assume la funzione di educatore: la coerenza con cui presenta gli insegnamenti tecnici e teorici è fondamentale per trasmettere all’allievo quel senso di continuità che nelle arti marziali è fondamentale.

Quando arriva il momento del distacco sarà il maestro ad indicarti la strada: è un istante magico, carico di tensione nella quale anni di continuo allenamento si concludono con gesti semplici, ma densi di significato verso i quali si sente una responsabilità enorme nel tramandare con purezza di intenti e saggezza d’animo. È una strada a senso unico, senza ritorno in cui l’“allievo”, ora diventato “maestro”, conosce il valore della parola “responsabilità”.

Allo stesso modo, nelle botteghe artigiane, ahimè sempre più rare, il “maestro” insegnava “il mestiere”. Giovani apprendisti si accalcavano per carpirne i segreti, ma nella bottega solo uno era destinato a proseguire nella tradizione. E come per le arti marziali, spesso non era questione di semplice bravura meccanica, ma di spiritualità profonda e amore per quel lavoro.

È così che grandi artisti hanno cominciato tra pennelli e scalpelli, tra ricci di legno o rotoli di carta da disegno. Poi un giorno hanno superato in talento, bravura e conoscenza i loro maestri spesso offuscandone la fama o facendoli precipitare nell’oblio. A volte è accaduto anche il contrario: maestri poco noti sono saliti alla ribalta proprio perché accomunati alla fama dei propri allievi.

La formazione, comunque sia, gioca un ruolo fondamentale: non si tratta più della semplice trasmissione di conoscenze, ma di una vera e propria condivisione di animi attraverso un legame spirituale nel quale il velo che copre le cose cade col tempo, con la crescita e al momento opportuno s-vela e ri-vela, in un percorso continuo, scienze e conoscenze in un eternarsi di passaggi e persone.

Questo senso ormai perso dell’imparare, ci dimostra che oggi non solo sono rari gli “allievi”, ma anche i “maestri” perché per esserlo non è sufficiente avere appreso competenze ed esperienze limitandosi alla mera formalità, ma richiede un ulteriore passo avanti: quello dell’averne incarnato la logica più profonda e soprattutto essere diventati in primo luogo la personificazione di quella stessa conoscenza.

Oggi la conoscenza è a portata di mouse: internet è uno strumento veloce che ci connette ad ogni forma di sapere sostituendo a volte quei maestri e ponendoci in una autoformazione sporadica e limitata all’essenziale del momento. Non sto disprezzando lo strumento informatico come tale, ma l’uso che fin da bambini si è portati a farne che, a mio avviso, porterà a un progressivo assopimento della voglia di sapere limitandolo alle attività del momento e non alla profondità di colmare le curiosità più recondite del proprio animo.

su in 17 immagini nel 2018 Serata Pinterest elegante fantastiche Per questo, anche se viviamo nel mondo della conoscenza a portata di molti, questa non ci ha preservato da disastri immani come le camere a gas dei lager di sterminio o le guerre fratricide che ancora oggi subiamo in ogni parte del mondo, o la distruzione continua di un patrimonio naturale che ci illudiamo sia illimitato.

È la morte della saggezza: di quella forma profonda che ogni vero “maestro” deve possedere nella continua semina in menti aperte di nuove idee che stimolino poi soluzioni.

L’eredità che Bernardo ci ha lasciato è pesante: oggi è molto più semplice affidarsi ai guru dell’economia sperando che la crisi finisca grazie ai loro sistemi o alle loro manovre anziché stimolare la nascita o la ricerca di nuovi “maestri”, oppure, in assenza di questi, tratte ispirazione da chi del passato ha saputo, pur in contesti diversi, tracciare vie inesplorate.

Ma mentre Bernardo carpiva, studiava e ricercava soluzioni dai grandi del passato e le trasferiva ai suoi giovani allievi, oggi si finisce con il dimenticare questa storia immensa alla quale apparteniamo e nella quale ogni gesto, parola o idea che produciamo è frutto di una concatenazione infinita in cui noi siamo solo l’ultima appendice più estrema.

A volte per capire quanto la nostra visione sia limitata e limitante basta guardare una mappa del mondo che abbia un’angolazione diversa: per orientarci l’istinto ci porta ad individuare i punti di riferimento abituali ricercando con gli occhi la strana forma a stivale del nostro Paese. Il vederlo decentrato, quasi in un angolo, ci crea disagio perché al centro vediamo mari e terre che ci risultano poco familiari.

I “maestri” di un tempo avevano provato questo stesso disagio ad ogni invasione e successiva ascesa al potere di forze straniere. L’uso della forza, tra l’altro, aveva come effetto quello di anniettare, mettere a tacere, la saggezza profonda che questi “maestri” avevano tramandato e inculcato nell’animo degli apprendisti. Una saggezza che però, proprio per la sua profondità, non tardava a riemergere con vigore nel momento della necessità, della crescita riuscendo a stimolare modifiche e cambiamenti atti a generare ulteriore saggezza e progresso.

La crescita di nuovi “maestri” e nuovi “allievi” è il rinascimento che può salvarci in questa epoca di contraddizioni fatte di veloci progressi, stagnazioni imperanti e cadute profonde. In una storiella Enzo Jannacci (il noto medico cantautore e cabarettista che tutti conosciamo) diceva che “non ci sono più maestri, ma solo esperti di settore” e in una canzone descriveva il mondo neorealista di Zavattini in cui un uomo ogni giorno andava a lavorare e poi tornava a casa. Ma un giorno, si ferma e guarda, e compiendo questo semplice gesto tutto cambia intorno a lui.

Semplici storie di vita quotidiana che ci richiamano alla necessità di un pensiero “funzionante” e non “in funzione di” dove è pur vero che il sapere è immenso, ma non possiamo nemmeno limitarci, a priori, solo alla conoscenza funzionale perché più adatta alla sopravvivenza quotidiana. I “maestri” ci trasferiscono questa eternità culturale in cui “la parola” è frutto di una lunga consapevolezza e non uno “spazio pieno” anche se riempito con cognizione di causa.

Prima parlavo di capacità educativa. Rifacendomi proprio all’etimo, la parola “educare” significa “condurre fuori”: evidentemente nel marasma delle nostre conoscenze abbiamo poco da condurre e ri-condurre ad altri, colti spesso dall’immane paura di apparire sorpassati o, addirittura, obsoleti.

in su fantastiche 17 immagini Pinterest nel elegante Serata 2018 Così quei segreti che un tempo legavano l’“allievo” al “maestro” in una genesi continua di innovazione nella tradizione oggi muoiono annegati dalla scarsità di tempo che ognuno di noi dedica alla propria crescita personale.

E’ l’approfondimento al quale l’allievo si oppone in modo risoluto perché alla fatica dell’imparare e nella logica del “tutto e subito” tipica del nostro tempo, non va più alla ricerca del “maestro sapiente che lo conduca per mano” ma del “risolutore di problemi” che lo anestetizzi dalla realtà in cui è immerso in quel preciso momento. Poi tutto torna come prima, pronti per ricercare il nuovo “risolutore” non appena i problemi si ripresentano.

Questo è un principio che neutralizza sul nascere quella voglia di condivisione e di sapere che era la base del rapporto “maestro-allievo” incrementando così la naturale estinzione degli ultimi veri “maestri”.

D’altro canto per essere “maestri” bisogna crescere continuamente nella conoscenza per portarla al piano più alto della saggezza. Missione ardua e complessa, proprio per l’infinità di notizie e informazioni che investono le nostre menti con la velocità di un fiume in piena. Credo che i veri “maestri” fossero ben consci di questa realtà limitante però riuscivano a colmare attraverso una perfetta simbiosi con il cosmo, con la natura e con le energie di cui è pervasa.

La consapevolezza dell’essere tutt’uno con queste naturali energie li rendeva pronti a sfide continue attraverso l’osservazione paziente e l’umiltà del poter approfondire senza sentirsi divinità.

In questo piano continuo di azione, la logica imprescindibile è quella del traguardo da raggiungere, in cui un’etica e un’intelligenza (in senso latino di ‘intus legere’, leggere tra le righe) pura non si contrappongono alla modernità, ma la compendiano col sapere noto che proviene dalla storicità.

Credo che ciò che ha sempre guidato i grandi “maestri” del passato, che oggi manca, sia il senso della “libertà del pensiero”: una forma di non condizionamento o inquinamento delle parti che consentiva loro un completo distacco da cose, situazioni, contingenze. Infatti sono queste a distrarre, ad allontanare la proliferazione di nuove possibilità, arenando la nave della vera innovazione ad un “qui e ora” carico solo di ansie e tensioni.

Il legame, il “leggere tra le righe” che il “maestro” propone è sempre fatto di un concretezza legata sì all’immediato, ma in una separazione tra necessità reale e necessità più profonda. Questo è il vero potere: non quello drogato dall’assolutismo carrieristico o dalla necessità di apparire prima di essere, ma dall’alimentazione continua della mente verso la ricerca dell’essenziale autentico in un piano eco-logico e non ego-logico.

Questo passaggio, che nella nostra cultura chiamiamo trascendenza, altro non è che il rifuggire continuo dalla necessità di verificarci come “super eroi”: controtendenza aliena ai nostri tempi nei quali ognuno vuole sentirsi come il padrone del mondo e non come il semplice artefice della propria identità e del proprio destino.
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Concetto questo più presente nelle culture orientali dove, tornando per esempio proprio alle arti marziali, la mente deve essere vuota, o meglio svuotata, perché i pensieri possano scorrere limpidi e incondizionati dagli inquinamenti culturali ed emozionali.

Solo così quel “maestro”, tanto avulso dalle nostre esistenze fugaci, può apparire, svelarsi e mostrarsi ai nostri occhi e alla nostra mente in tutto il suo splendore, insegnandoci la via e aprendoci a quella finestra nel quale il “nostro mondo” può incontrarsi con “il mondo”, divenendo una cosa sola con questo e permettendoci il lusso di ascoltare finalmente quel maestro interiore che tutti possediamo, ma che per ragioni di economicità rendiamo sempre più silente drogandoci di slogan e frasi fatte.

Tutti vorremmo questo “maestro interiore”, ma pochi sanno trovarlo, perché siamo ossessionati dalla ricerca; potrà svelarsi a noi solo quando vorremo conoscere il vero senso della parola “pace”.

immagini fantastiche elegante nel su Pinterest 2018 17 Serata in Come trovare il “maestro”?

  • Approfondire, non limitarsi al conoscere
  • Condividere senza paure, non essere gelosi
  • Aprirsi al dialogo interiore ed esteriore
  • Andare sempre oltre alle apparenze
  • Non avere paura di sentirci fragili: chiedere aiuto
  • Avere l’umiltà di porci sempre sul piano dell’ascolto
  • Essere responsabili del fatto che ogni buon “maestro” impara anche dai propri allievi e quindi saper dare sempre quanto si riceve.

E come dice un vecchio insegnamento orientale “quando l’allievo è pronto… il maestro appare”. Insegnamento che, per quanto mi concerne, non posso fare altro che confermare con tutto il cuore.

Paolo G. Bianchi

Bibliografia

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  2. P. Richè, J. Verger: “ Maestri e allievi nel medioevo” Jaca Book, 2011
  3. V. Vitale: “Essere, educare, comunicare. Per una semiotica dell’apprendimento”, Scienza Nuova 2012
  4. L. Mori: “ Complessità e dinamiche dell’apprendimento”, ETS 2011
  5. D. Fabbri Montesano, A. Munari, P. Trupia: “I destini cresciuti. Quattro percorsi nell’apprendere adulto”, Franco Angeli, 2011
  6. P. Reggio: “Il quarto sapere”, Carocci 2011
  7. in Serata su Pinterest 2018 elegante 17 fantastiche nel immagini AAVV: “Le dimensioni sociali nell’apprendimento e nella formazione. Il ruolo dell’interazione tra pari”, Junior 2011
  8. A. Antonietti, M. Cantoia: “Come si impara. Teorie, costrutti e procedure nella psicologia dell’apprendimento”, Mondadori università, 2010
  9. AAVV: “Videoricerca nei contesti di apprendimento. Teoria e metodi” Raffaello Cortina 2009
  10. P. Vetri: “Il tao dell’educare”, L’altare del sole, 2008
  11. Mihamoto Musashi: “Il libro dei cinque anelli”, Edizioni Mediterranee, 2001
  12. M.C. Darrel: “Il cuore del kendo”, Edizioni Mediterranee, 2001
  13. R.M. Distefano: “Psiche Marziale”, Edizioni Mediterranee, 2008
  14. D.F. Draeger: “Bujutsu classico, Budo classico, Bujutsu e Budo moderno” Vol 1, 2, 3, Edizioni Mediterranee, 1998

1 Comment on "Maestri e allievi"

  1. Bellissime considerazioni che centrano problematiche essenziali e su cui mi tormento da sempre; capisco anche perchè fra “tanti carismatici maestri”, riconoscendoti come tale, riesco forse finalmente ad affidarmi e a ricevere fiducia a mia volta. grazie,questo articolo è un vero dono!

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